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Italia a crescita fiacca
venerd́ 09 novembre 2007

Pubblica amministrazione e commercio elettronico sono in stallo ,crescono leggermente informatica e tlc.

L’Italia torna a investire in informatica, ma il paese dimostra ancora scarsi segnali di interesse nei confronti della Pubblica Amministrazione, che arranca, e del commercio elettronico, ancora arretrato. Lo rivelano i dati del Rapporto Assinform relativi al primo semestre 2007.

In particolare, il mercato italiano dell’informatica ha raggiunto i 9.921 milioni di euro, in crescita dell’1,7% sul primo semestre 2006, consolidando una tendenza al recupero che a metà/fine 2005 risultava ancora timida (+1,1%).
Il segmento hardware ha visto una crescita del 4,1% trainata dalla domanda di personal computer soprattutto da parte delle famiglie, cresciuta nel primo semestre 2007 del 19,4%.
Sono stati venduti 2.528.000 PC, grazie al contributo dei portatili e delle famiglie. I portatili venduti sono stati 1.458.000 (+38,2%) e ormai rappresentano più del 60% del venduto (contro il 26% di cinque anni prima).
Nel primo semestre 2007, il comparto del software e dei servizi (6.671 milioni) ha ripreso a crescere (+1%), grazie soprattutto al contributo del software aumentato del 3% (contro lo 0,6% del periodo corrispondente dell’anno prima).
Il settore dei servizi It (4.696 milioni; +0,2%) ha registrato un calo delle tariffe, del potere contrattuale dei grandi clienti, dell’incertezza economica. Dietro l’1,7% in più speso dal Paese in Information Technology il primo semestre di quest’anno, c’è un’Italia in movimento verso l’innovazione che costituisce un’importante novità per l’economia nazionale e apre nuove prospettive di sviluppo - afferma il presidente di AITech-Assinform Ennio Lucarelli -. Va colto il segnale di un cambiamento qualitativo dell’economia che vede alla guida le imprese del made in Italy impegnate a conquistarsi uno spazio nella competizione globale investendo in It, come conferma l’incremento del 3% registrato dalla domanda di software. E’ ora il momento di sostenere questo trend positivo convogliando intelligenze, capitali, capacità organizzative, politiche pubbliche nella costruzione di un percorso strategico per lo sviluppo dell’innovazione informatica in Italia. Il nostro Paese ha tutte le carte per partecipare al nuovo ciclo economico legato all’It e trarne vantaggi in tempi e con investimenti ragionevoli. Un primo passo potrebbe essere l’introduzione dell’Informatica nel quadro di Industria 2015, riconoscendola come infrastruttura strategica al servizio delle aree scelte come prioritarie. In questo modo sarebbe possibile uscire dall’occasionalità e costruire un percorso per sviluppare know-how innovativo, esperienza, brevettare nuovo software e nuove applicazioni da proporre poi sul mercato internazionale”.

Discorso a parte merita il commercio elettronico.
Nel 2006 la quota di fatturato complessivo realizzato tramite vendite online dalle imprese italiane è dello 0,8%, rispetto a una media europea (Ue a 15) del 3,5%, con picchi da parte dell’Irlanda del 9,1% e del Regno Unito del 6%. La maggior parte delle vendite via web è ancora effettuata verso il territorio italiano, mentre la quota di vendite all’estero è soltanto del 17%, in calo rispetto al 2002 (20%).
Fa eccezione il settore Abbigliamento che verso l’estero raggiunge quota 63%.
Complessivamente il settore del Turismo copre il 49%, informatica ed elettronica restano al 9%. Il risveglio della domanda d’informatica in Italia - ha precisato Lucarelli - risente ancora di una serie di fattori di arretratezza che vanno superati per colmare il gap che ci tiene ancora lontani dai trend internazionali. Pesa la debolezza cronica delle politiche e degli incentivi sull’innovazione tecnologica. Pesano i ritardi dimensionali e organizzativi di un tessuto produttivo fatto per il 90% da piccole imprese, che si traducono nella difficoltà a cogliere le grandi opportunità di mercato del web e Internet veloce. Se le stime per il 2007 indicano che le vendite al dettaglio nel mondo, sul canale dell’e-Commerce, supereranno i 300 miliardi di euro, già sappiamo che il made in Italy nel suo complesso vi parteciperà ancora troppo marginalmente, non riuscendo così a mantenere le proprie quote di mercato all’aumentare dei commerci mondiali.
Un segnale positivo arriva dai consumer, famiglie e singoli individui che, con un aumento di spesa informatica del 25,8%, sono destinati a far crescere la domanda di acquisti in rete”.

Servizi mobili trainano le Tlc
Sostanzialmente stabile il mercato delle tlc che segna una crescita dello 0,5% a 22.050 milioni. Secondo Assinform “ il settore ha pagato l’effetto delle incertezze sul futuro della rete del gestore principale, che hanno portato anche all’attendismo di tutti gli altri operatori sul fronte degli investimenti in infrastrutture ”. A trainare il mercato sono i servizi (17.380 milioni; +1,3%) e la componente mobile. Comprendendo tutte le componenti (infrastrutture, terminali e servizi), le tlc fisse calano del 3,1% a 10.500 milioni, mentre le mobili crescono del 4% a (11.500 milioni).
I mercati delle infrastrutture segnano un -9,2% a 2.080 milioni e i servizi +1,3% a 17.380 milioni, i terminali sono a +3,2% a 2.590 milioni.
Nel primo semestre 2007 i servizi di telecomunicazione sono cresciuti dell’1,3% (più dell’0,5% rilevato lo scorso anno) nonostante il venir meno dei contributi di ricarica del prepagato per il mobile.
In particolare i servizi mobili (8.960 milioni; +6,2%) hanno trainato la domanda di servizi, oltre che l’intero mercato delle telecomunicazioni. In questo segmento ha ritrovato dinamismo la domanda di servizi voce (6.690; +2,8% contro il -3,1% dell’anno prima e con incremento in volumi che supera l’effetto delle riduzioni tariffarie) ed è rimasta sostenuta la progressione dei servizi a valore aggiunto (2.270 milioni; +17,6%) che pesano per il 25% della domanda di servizi su rete mobile. Sono cresciute le carte Sim attive (13,6% in più rispetto a metà 2006), che a metà 2007 hanno sfiorato gli 86 milioni (di cui più di 19 milioni già in grado di utilizzare i servizi Umts) per un totale di utilizzatori effettivi stimato in circa 45 milioni (76% della popolazione).
In calo invece i servizi di rete fissa (8.420 milioni, -3,3%, contro il -0,9% rilevato nel primo semestre del 2006), per effetto di una riduzione dei servizi voce (6.670 milioni; -4,9%) solo in parte attenuato da un progresso sul fronte dei servizi a valore aggiunto (1.750 milioni, +3,2%), che iniziano a mostrare la stabilità dei servizi maturi. Gli accessi a internet ad alta velocità hanno dato il loro contributo al settore tlc: +25% rispetto al 2006 e attestatisi a metà 2007 a quota 9,4 milioni (per il 3,6% in fibra ottica e per il 96,4% in modalità xDSL).

PA in stallo
Il nostro paese è ancora arretrato per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione che addirittura segna una continua riduzione della domanda informatica (-1,4% a fine 2006 rispetto all’anno precedente, con la Pa centrale a -4,8%).
Il rapporto Assinform rileva che “la spesa pubblica continua a crescere incontrollata, la Pa sta scegliendo di investire sempre meno nel principale strumento di ammodernamento e controllo: l’informatica. Basti pensare che, per quanto riguarda i soli ministeri, a fine 2006 risultava, rispetto all’anno precedente, un calo degli investimenti It del 22%.
Anche gli sforzi di miglioramento, che pure vengono fatti, finiscono per non dare i risultati sperati: sul totale dei servizi pubblici, oltre il 60% viene ormai offerto on-line, cosa che colloca la nostra Pa oltre la media europea, pari al 50%. Ma solo per il 16% viene utilizzata dai cittadini, ben al di sotto del 24% segnato dalla media europea”.
Va leggermente meglio la Pa locale:
la domanda pubblica d’informatica nel primo semestre dell’anno è aumentata del 2,9%, "ma è andata a gonfiare prevalentemente l’in-house, in linea con la tendenza degli ultimi anni".
La domanda d’informatica della Pa locale è stata, nel 2004, pari a 1.301 milioni di euro, nel 2005, 1.345; nel 2006, 1.383, rispettivamente negli stessi anni, il fatturato complessivo delle principali aziende informatiche di cui la stessa Pa locale è azionista, è stato pari a 606, 738 e 837 milioni di euro, coprendo rispettivamente il 47% della domanda degli Enti locali, il 55%, per arrivare all’attuale 60%. "Le amministrazioni locali - ha commentato Ennio Lucarelli - sembrano sempre più mal interpretare il principio della sussidiarietà, secondo cui l’azione pubblica ha il compito di occuparsi di fornire quei servizi e di tutelare quelle esigenze che non possano essere efficacemente garantiti dal mercato. Ora l’Italia dispone di un settore It di grande tradizione tecnica e professionale, che sta crescendo sia come dimensione d’impresa che come articolazione dell’offerta con molti casi di eccellenza. Non vi sono motivi affinché la PA italiana non debba affidarsi alle proprie capacità di scegliere e guidare progetti It e di selezionare sul mercato, tramite un’aperta concorrenza, le competenze necessarie a soddisfare le proprie esigenze informatiche e poter così svolgere quel ruolo di stimolo della qualità e competitività dell’offerta che le compete".
Simona Montella

[Fonte: broadcast&video]

 

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