Nell'agosto 2005 a Palo Alto, in California, negli uffici della compagnia di software Socialtext, in meno di una settimana venne organizzata una riunione online con duecento partecipanti, senza aver predefinito un preciso argomento. Gli argomenti si svilupparono durante l'incontro, con il contributo di tutti i partecipanti. Era una risposta ai foo camp, cioè incontri di questo tipo organizzati solo su invito dall'editore Tim O’Reilly radunando esperti della rete, e chiamati anche "unconference" (tradotto in italiano con "non conferenza"). La "non conferenza" di Palo Alto venne denominata BarCamp, con ironica allusione ai foo camp e al termine foobar usato nello slang degli hacker, forse per sottolineare che questa riunione online era svincolata da quelle di O'Reilly e chiunque vi poteva partecipare.
Il successo dell'iniziativa la spinse a diffondersi non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. I barcamp si sono sviluppati quindi come non-conferenze collaborative dove chiunque può proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al web.
Il primo barcamp italiano si tenne un anno dopo, nel settembre 2006, e fu organizzato a Milano nella sede dell'editore Apogeo dal blogger Riccardo Bru Cambiassi e alcuni amici, con cinquanta partecipanti per questioni logistiche (ma gli iscritti furono un'ottantina). Si "parlò" di tutto, di programmazione, cucina, arti marziali, sociologia dei cellulari. Chiunque poté esporre il proprio punto di vista e i partecipanti erano blogger, programmatori, giornalisti, docenti universitari, esperti di marketing e semplici utenti di internet, alla ricerca di nuovi percorsi comunicativi. Da allora questo fenomeno ha preso piede in tutta Italia. Oggi esiste anche un blog, www.barcampitalia.org, che tiene aggiornati sui barcamp in pogramma in Italia. Non male come idea, vista la rapidità con cui questi eventi vengono organizzati e svolti, anche da noi ormai.
[Fonte: epointonline]