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Google e le human directory
luned́ 05 novembre 2007

Infuria il dibattito nella blogosfera americana sulle affermazioni di Robert Scoble, ex dipendente Microsoft, ora vicepresidente del Media Development di PodTech, ma soprattutto blogger molto noto negli USA. Secondo Scoble nel giro di pochissimi anni le nuove social technologies del Web 2.0, come Mahalo, TechMeme e Facebook, distruggeranno il monopolio di Google nella ricerca online.

Scoble in sostanza sostiene che Google non è in grado di adattare i propri algoritmi e il proprio modello di business all'evoluzione portata da social search come quelli menzionati. Infatti i risultati di ricerca dati da questi ultimi rispondono ai gusti degli utenti grazie a un'interazione diretta, in base all'assunto di base del Web 2.0: l'utente scrive, pubblica, legge, vota e segnala le notizie più interessanti creando una prima pagina personalizzata. Mahalo rappresenta un valido esempio di "human edited directory", con gli editor del sito chiamati a recensire i siti di riferimento e a comporre i risultati a partire dai termini più cercati. Insomma, si tratta di veri e propri motori di ricerca umani, che sarebbero appunto gli editor del sito. Ma le opinioni di Scoble su un appannamento del dominio di Google non sono condivise da molti altri "esperti" della rete.

Secondo TechCrunch è vero che le "human directory" hanno questi vantaggi sui motori di ricerca automatici, ma la cosa più probabile non sarà un loro arrembaggio a Google, bensì piuttosto il contrario: che il colosso di Mountain View acquisisca una di queste compagnie e aggiunga alla sua grande famiglia anche questo servizio.

David A. Utter, redattore di WebProNews, è scettico per un altro motivo: "Sottoporre una query a un tradizionale motore di ricerca è facile, basta digitare e cliccare. Trovare il meglio all'interno di Facebook significa invece metterci prima del lavoro. Per la squadra di studenti di college che hanno realizzato lo userbase originale il tempo per inserire contenuti è un lusso che le persone più adulte non possono permettersi. Non è facile come cliccare un bottone e ottenere risposte".

Insomma, in genere gli "opinionisti del web" non sembrano per ora aver preso sul serio la provocazione di Scoble, che d'altronde è noto in America per le sue prese di posizione un po' sopra le righe. Ma l'argomento rimane comunque intrigante, e chissà che prossimamente non emergano nuovi fattori a riscaldare ulteriormente il dibattito.

[Fonte: epointonline]

 

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