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Disgelo tra Ue e Google in tema privacy

Nei mesi scorsi si erano moltiplicate da più parti le proteste di numerose associazioni di consumatori nei confronti della invasività di
Google nella privacy degli utenti. Il tutto era culminato un mese fa con la lettera ufficiale inviata ai vertici del colosso di Mountain View
da parte del gruppo di lavoro "Articolo 29", un organismo consultivo indipendente costituito dai garanti della privacy dei paesi dell'Unione Europea.
Lettera che aveva avanzato dubbi sulla capacità di Google di rispettare la normativa europea sulla privacy e che aveva chiesto chiarimenti
entro la metà di giugno. Google ha risposto annunciando di essere pronto a ridurre i tempi di stoccaggio dei dati degli utenti, portandoli a
un anno e mezzo. Non un gran passo in realtà, rispetto alla situazione maturata in questi ultimi mesi.

Fino allo scorso marzo i dati degli utenti venivano conservati da Google per un tempo indefinito. Tra questi dati è presente anche l'indirizzo
Ip, tramite il quale è possibile recuperare informazioni personali dell'utente che ha lanciato la ricerca: il suo computer, la ricerca stessa,
i risultati cliccati, quale browser e sistema operativo sia installato. Gli indirizzi Ip sono identificati da un codice numerico, registrato
sui server della società. In seguito alle proteste montanti, il motore di ricerca decise di cancellare una parte dell'indirizzo Ip dopo
un periodo di tempo variabile tra un anno e mezzo e due anni, a seconda del Paese in cui si trovano i server.

In seguito alla lettera di Articolo 29, il 10 giugno Peter Fleischer, consulente di Google per le questioni relative alla privacy, ha risposto
così: "Dopo aver considerato le preoccupazioni del Gruppo di lavoro, annunciamo una nuova politica: rendere anonimi gli accessi al server
(server log) dopo 18 mesi, piuttosto che il periodo stabilito in precedenza di 18-24 mesi. Con questo intervallo di tempo, più breve, riteniamo di
poter ancora esercitare i nostri legittimi interessi negli sforzi per la sicurezza, l'innovazione e la lotta alle frodi". Fleischer spiega che
un'eventuale richiesta di ridurre ulteriormente i tempi di stoccaggio metterebbe a rischio la qualità degli stessi servizi forniti.

 

 

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