Il caso è singolare e interessante (visto da fuori). Denota, se ce ne fosse stato bisogno, come il web 2.0, cioè la possibilità di condividere praticamente qualsiasi cosa su internet, porti con sé ovvii rischi. Non solo per i comuni cittadini, ma anche per le multinazionali. La divisione australiana della compagnia telefonica Virgin Mobile è finita infatti nei guai per una foto prelevata da Flickr.
Tutto comincia lo scorso aprile, quando a Dallas in Texas una normalissima quindicenne dai tratti asiatici, Alison Chang, si fa scattare una normalissima fotografia, in cui sorride e fa il segno di vittoria o di pace con la mano. La foto viene poi messa su Flickr da un suo amico, con una licenza di copyright del tipo Creative Commons, che ne permette l'utilizzo anche a scopi commerciali se accompagnato dall'attribuzione della foto all'autore. Fin qui tutto ok.
Il fatto è che dopo pochissime settimane su internet e nelle principali città australiane sono stati affissi manifesti pubblicitari con questa foto, nell'ambito di una campagna promozionale di Virgin Mobile, accompagnata dagli slogan del gestore telefonico e da un riferimento alla pagina di Flickr da cui è tratta. La campagna mostra esempi di amici di penna di cui potersi finalmente liberare grazie ai servizi in mobilità dell'operatore in questione, con lo slogan: "liberati del tuo amico di penna". Il fatto ha sollevato un polverone quando un australiano, accortosi di aver già visto quella foto su Flickr, ha fotografato un manifesto postandolo sullo stesso sito e suscitando la reazione sorpresa e offesa della stessa ragazzina, che non era stata messa al corrente di questo fatto.
Il nodo della faccenda ruota attorno alle licenze Creative Commons, nate per aggiornare al mondo digitale le vecchie norme sul diritto d'autore, ma ancora ben lungi dall'aver raggiunto un risultato univoco. Nel caso di una pubblicità, per esempio, basta il via libera dell'autore della foto (comunque in questo caso pare che il fotografo non sia stato nemmeno contattato da Virgin) o una compagnia deve chiedere anche il consenso delle persone raffigurate? E l'attribuzione dell'opera si limita all'indirizzo di un sito o richiede il nome corretto dell'autore? Sono domande per cui non esiste finora una risposta univoca. Ma forse presto si.
Perché la famiglia della ragazza ha deciso di denunciare sia Virgin Mobile sia Creative Commons, con l'accusa di aver utilizzato la sua immagine pubblicandola senza il suo consenso su internet e su cartelloni pubblicitari. Nell'affollato dibattito che si è svolto su Flickr è stato anche detto che la mossa della famiglia sia soltanto un tentativo di recuperare soldi dall'eventuale vittoria nella causa, ma il problema, al di là di questo, esiste: è il problema del corto circuito tra informazione, copyright e tutela della privacy causato dalla diffusione di internet e di tecnologie digitali sempre più interconnesse e globali.
La mancanza di una vera e propria regolamentazione che gestisca la materia su basi trasnazionali fa si che alcune società non si facciano troppi scrupoli a utilizzare senza chiedere il permesso immagini e dati sensibili reperiti su internet, e d'altro canto i cittadini mettono sempre più spesso a cuor leggero questi dati e queste immagini personali su siti pubblici e ad accesso universale. Quindi è prevedibile che casi come questo diventino in futuro sempre più frequenti.